.
Chiesa della Santissima Trinità di Saccargia
Si imbocca da Sassari la SS 131 in direzione S, percorrendo circa 15 km fino ad avvistare l'alto campanile della chiesa, che svetta sulla campagna circostante.
La chiesa e la parte superstite del complesso monastico benedettino si trovano nella piana campestre di Saccargia. Il territorio rivela tracce di continuità insediativa fin dalla preistoria e dovette ospitare culti importanti, se alla zona fu assegnata la denominazione di Sacraria, continuata nella forma Saccargia. Qui secondo la leggenda si sarebbero fermati per trascorrere la notte il giudice Costantino di Torres e la moglie Marcusa, nel corso di un pellegrinaggio votivo alla basilica di San Gavino di Porto Torres, avendo poi una visione in base al quale disposero la costruzione della chiesa, intitolata alla Vergine e alla Santissima Trinità.
Santissima Trinità di Saccargia è senz'altro la più nota e spettacolare fra le chiese medievali dell'isola. Il suo alto campanile affiora dalla campagna circostante quando si giunge in prossimità del sito, immerso nel verde ma facilmente raggiungibile dalla strada statale. L'importanza del monumento risiede, oltre che nella rilevante scala dimensionale, anche negli affreschi che decorano l'abside, fra i pochi di epoca romanica superstiti in Sardegna.
Dal 1112 l'abbazia di Saccargia è annoverata tra i possedimenti sardi dei monaci camaldolesi. A S dell'edificio si possono notare le scarse strutture superstiti del chiostro e del monastero, oggi in corso di scavo. La chiesa (m 21 x 7, alta m 14 circa) ha pianta a croce "commissa", con transetto triabsidato a NE. Le murature sono in conci di calcare e di pietra vulcanica. La facciata è preceduta da un portico. A S si addossano il campanile e la sagrestia.
La costruzione è avvenuta in due fasi, all'inizio e alla fine del XII secolo. La parte più recente, poi, e cioè la parte anteriore della navata, la torre campanaria, il prospetto e il protiro, hanno subito pesanti rimaneggiamenti dal 1903 al 1906. Sono stati completamente rifatti il campanile, dal davanzale della bifora alla cuspide; il portico, che di originale conserva solo uno dei capitelli; la parte superiore della facciata, con una bifora là dove prima c'era un rosone. Pure rifatte le arcatelle delle fiancate e dell'abside.
Si distinguono due fasi costruttive, in relazione a differenti tecniche murarie. L'impianto prevedeva il transetto triabsidato con volte a crociera e un'aula più corta di quella attuale. L'utilizzo di cantonetti calcarei e vulcanici sommariamente sbozzati è tipico delle maestranze operanti nel giudicato di Torres tra la fine dell'XI e gli inizi del XII secolo. In seguito l'aula fu sopraelevata e allungata verso O, con una nuova facciata su tre ordini. Il portico con volte a crociera, il campanile e la sagrestia risalgono a questa seconda fase. La regolare opera bicroma è caratteristica delle maestranze di formazione pisano-pistoiese, operanti nella seconda metà del XII secolo.
Gli interventi di restauro dell'inizio del secolo scorso hanno compromesso la fisionomia originaria della chiesa. Il portico è stato demolito e ricostruito, il campanile sopraelevato, le decorazioni della facciata completamente risarcite.
Consacrata nel 1116, secondo quanto attesta il "condaghe" omonimo, già nel 1125 la chiesa era dei camaldolesi, "per dono del Giudice Costantino e il consenso dell'arcivescovo Atone e degli altri vescovi".
Di sicuro venne ultimata alla fine del XII secolo, con l'aggiunta del protiro e della torre campanaria, alta 40 metri. L'anno prima della consacrazione, il figlio del "donnu" (giudice) partiva con i Pisani per combattere gli Arabi delle Baleari.
I rapporti con l'Oltretirreno si erano intensificati dopo che Genova e Pisa avevano spazzato via i musulmani.
I Giudici sardi invocarono spesso la venuta di monaci dei vari ordini. La Sardegna vide sorgere così un buon numero di monasteri, ed erano retti da benedettini, cassinesi, vallombrosani, camaldolesi, vittorini, cistercensi. Le abbazie non furono solo all'origine di un rifiorimento spirituale, ma centri propulsivi per lo sviluppo dell'economia e l'incremento demografico; e i registri contabili dei monasteri, i "condaghi", attestano fra l'altro le origini della lingua sarda.
Sorgono dappertutto delle chiese, secondo una nuova architettura.
I precedenti edifici appartenevano al periodo bizantino. Ora, altrove al suo tramonto, giunge il romanico, perlopiù nella maniera toscano-pisana: San Gavino a Porto Torres, San Michele di Salvénero, San Pietro di Sorres, per limitarci a quelle del Giudicato di Torres.
Nell'elegante facciata si alternano il calcare bianco e la lava basaltica scura, dicromia presente nella natura circostante e visibilissima nei muretti a secco che chiudono i campi.
Accanto sono i resti dell'antica abbazia camaldolese, significativa testimonianza delle profonde radici cristiane del giudicato di Logudoro.
Un capitello del protiro reca sui quattro lati figure di tori. Il nome "Saccargia" potrebbe avervi un qualche riferimento.
A parte la leggenda di una mucca che si sarebbe inginocchiata o che avrebbe offerto il latte ai monaci, il termine deriverebbe da "baccàrgia", cioè "vaccheria" (ce n'era una nell'annessa abbazia), o da "s'acca àrgia", che significa "vacca pezzata".
Home Torna all'inizio Particolari