12 Gérard Zucchetto - Sordel - Ai las e que-m fan mei uelhs
San Saturnino di Benetutti
La piana di S. Saturnino ricopriva un' importante ruolo durante il Romanico, grazie alle sue caratteristiche geologiche. Sono infatti state censite 8 sorgenti di acque termo - minerali, con temperatura variabile tra i 34° ed i 43°, in parte sfruttate dagli stabilimenti e in parte accessibili a tutti, perché sono in aperta campagna. Il visitatore Carillo, in una sua relazione sulla Sardegna diretta al re di Aragona, documentò il ritrovamento di una pietra nella quale, per ogni sorgente, venivano elencate le malattie che guarivano queste acque; secondo una vecchia leggenda popolare la pietra venne gettata nel vicino rio Mannu da un medico invidioso. Ed è proprio per questi motivi che le fonti hanno assunto denominazioni di malattie, di caratteristiche relative all'odore o di parti anatomiche che le loro acque, secondo vecchie credenze popolari, erano in grado di guarire. Le emergenze termo - minerali sono, infatti, note come : Su Anzu Nou, Su Anzu de sas Dentes, Su Anzu de s'Istogomo, Su Anzu de sos Beccos (situato dietro lo stabilimento termale San Saturnino), Su Anzu de su Ludu, Su Anzu de sa Gutta, Su Anzu Mazzore, Su Anzu de sos Nervios, Su Anzu de Coda, S'Abba Pudida.
S. Saturnino di Usolvisi è ben visibile nel suo territorio, in quanto situata dall'altra parte della strada rispetto all' omonimo stabilimento termale.
La piccola chiesa romanica è stata edificata su una preesistenza nuragica; i recenti scavi archeologi hanno rilevato, oltre a parti di edifici romanici ssnei pressi della vicina sorgente d’acqua, le rovine di un nuraghe trilobato sopra le quali emerge l'edificio religioso, del quale si conserva l'atto di donazione, approvato da Attone vescovo di Castra, ai monaci Camaldolesi, datato 1163.
Il perfetto paramento murario, realizzato con conci precisamente squadrati in blocchi di media pezzatura di trachite rossa locale, è un chiaro segno della presenza di maestranze toscane, probabilmente le stesse che operarono nella vicina Chiesa di S. Maria di Mesumundu (Anela) - nella quale si utilizzò il calcare dorato - donata anch'essa, insieme a quella di S. Saturnino, ai Camaldolesi che, già insediatisi in Sardegna, avevano costruito la stupenda basilica della S.S. Trinità di Saccargia (Codrongianus). Il dilavamento del territorio antistante la chiesa ha messo in vista le murature di fondazione e pietrame misto. L'impianto a navata unica termina con l'abside semicircolare a Nord - Est. L'interno, coperto con capriate lignee, è illuminato da 2 monofore a doppio sguancio, centinate con arco a tutto sesto, che si aprono in alto su entrambi i fianchi, e da una monofora (oggi tamponata) che si apre nella curva absidale; nella facciata, rinforzata da paraste angolari, si apre centralmente il portale architravato, con l'arco di scarico rialzato di un concio, che ritroviamo simile anche nel fianco sinistro; Il retroprospetto è caratterizzato dalla presenza di un campaniletto a vela, in posizione decentrata, che venne sicuramente aggiunto in tempi successivi rispetto alla originaria fabbrica romanica.
Puggioni Federico
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